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Sabato, 28 Maggio 2016 - Home

Parrocchia di Reano

Informazioni Importanti

“Gli auguri di Dio”: Siamo invitati tutti a compiIare il foglietto per ricevere la benedizione a fine S. Messa, indicando nome e cognome e data di nascita.  Da gennaio 2015 si riparte solo con le nuove richieste che ognuno di Voi fa per se o per i propri cari e pone nell’apposita scatola in fondo alla chiesa. Grazie.

  • Martedì 24 maggio alle ore 20,30, preghiamo il ROSARIO al pilone dei PIANOLI. IN CASO DI PIOGGIA IL ROSARIO SARA’ PREGATO IN CHIESA
  • Da Lunedì 13 giugno a venerdì 1 luglio per 3 settimane ESTATE RAGAZZI IN PARROCCHIA! Prossime settimane le iscrizioni

Ultimo aggiornamento (Venerdì 27 Maggio 2016 06:13)

 

Abbi un cuore che mai indurisce, un carattere che mai si stanca, e un tocco che mai ferisce..

Charles Dickens

Liturgia del Giorno

V Domenica di Quaresima - Anno C

Tutte le Liturgie


Prima Lettura

Cos dice il Signore che offr una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai pi si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti. Non ricordate pi le cose passate, non pensate pi alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprir anche nel deserto una strada, immetter fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perch avr fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrer le mie lodi.

Salmi

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si apr al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.

Allora si diceva tra i popoli:
"Il Signore ha fatto grandi cose per loro".
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieter con giubilo.

Nell'andare, se ne va e piange,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo,
portando i suoi covoni.

Seconda Lettura

Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimit della conoscenza di Cristo Ges, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cio con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perch io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non per che io abbia gi conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perch anch'io sono stato conquistato da Ges Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lass, in Cristo Ges.

Vangelo

In quel tempo, Ges si avvi verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si rec di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: Maestro, questa donna stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mos, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Ges, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alz il capo e disse loro: Chi di voi senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ci, se ne andarono uno per uno, cominciando dai pi anziani fino agli ultimi. Rimase solo Ges con la donna l in mezzo. Alzatosi allora Ges le disse: Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?. Ed essa rispose: Nessuno, Signore. E Ges le disse: Neanch'io ti condanno; v e d'ora in poi non peccare pi.

Commento alle letture



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Tutte le Liturgie

 

Informazioni Utili - Maggio 2016

Notizie importanti

  • Martedì 24 maggio alle ore 20,30, preghiamo il ROSARIO al pilone dei PIANOLI. IN CASO DI PIOGGIA IL ROSARIO SARA’ PREGATO IN CHIESA
  • Da Lunedì 13 giugno a venerdì 1 luglio per 3 settimane ESTATE RAGAZZI IN PARROCCHIA! Prossime settimane le iscrizioni


Auguri a...

  • Isabel Carbone (01);
  • Ausilia Di Silvestro (01);
  • Silvia Audagnotti (02);
  • Francesca Tetto (03);
  • Lino Rosati (04);
  • Rita Margrita In Cauda (04);
  • Vittorio Alessio (05);
  • Viola Sorrentino (07);
  • Francesca Trupja (07);
  • Giulia Lonardelli (08);
  • Gabriele Seminara (08);
  • Martina Bancone (09);
  • Celestino Torta (09);
  • Clara Carbone (11);
  • Franco Vinassa (12);
  • Simone Bressan (13);
  • Simone Degioannini (13);
  • Piera Fiore (19);
  • Marilena Carena In Bergero (20);
  • Romana Merlo Merlera (20);
  • Renzo Prelato (21);
  • Alberto Tappo (21).

Annunci attività:

  • Martedì 2 maggio: come di consueto nel mese di Maggio, il martedì alle ore 20.30 ci ritroviamo per pregare il ROSARIO ai PILONI presenti nel Paese. IN CASO DI PIOGGIA IL ROSARIO SARA’ PREGATO IN CHIESA.
    -> Martedì 2 maggio primo appuntamento in via Principi della Cisterna .
    -> Il 10 maggio al pilone dei PIANOLI.
  • Martedì 10 maggio alle ore 20,30, preghiamo il ROSARIO al pilone dei PIANOLI
  • Martedì 17 maggio Santo Rosario al pilone Via Valgrana. IN CASO DI PIOGGIA IL ROSARIO SARA’ PREGATO IN CHIESA.
  • Lunedì 16 maggio termina il cammino annuale di CATECHISMO. Tutti i genitori sono invitati! Ore 17,30 preghiera in chiesa. Ore 19 spettacolino finale dei ragazzi partecipanti ai laboratori e a seguire CENA AL SACCO APERTA A TUTTI. Un buon piatto di pasta è offerto in parrocchia.
  • Martedì 24 maggio alle ore 20,30, preghiamo il ROSARIO al pilone dei PIANOLI. IN CASO DI PIOGGIA IL ROSARIO SARA’ PREGATO IN CHIESA
  • Da Lunedì 13 giugno a venerdì 1 luglio per 3 settimane ESTATE RAGAZZI IN PARROCCHIA! Prossime settimane le iscrizioni
Tutti gli incontri sono registrati sul calendario degli Eventi.

Confessioni individuali:

Tutti i giovedì mattina dalle 09,30 alle 11.00


Celebrazione dell’Eucaristia

  • A Reano, le Sante Messe feriali nel periodo estivo il mercoledì alle 20,30. Alla Madonnina è possibile celebrare solo l’ultimo mercoledì del mese, gli altri mercoledì la S. Messa sarà celebrata in parrocchia.
  • A Villarbasse Sante Messe feriali lunedì e venerdì ore 9, mercoledì ore 18.

 

Evangelizzazione

Catechesi dell’Iniziazione cristiana: lunedì ore 17-18 (ore 16.30-17 attività varie a scelta)

Giovanissimi (III media – I superiore): venerdì ore 20.30-22.30

Giovani junior (II-III superiore): venerdì ore 20.30-23

Giovani (IV superiore…): 1° e 3° lunedì ore 20.30-22.30

Adulti: Famigli@.com (30-31/1 – 27-28/2 – Settimana Santa – 24-25/4 – 29-30/5), Giornate della Comunità e iniziative varie

Oratorio: sabato ore 15-17.30

Gruppo missionario


Carità

Associazione «S.E.A. – San Rocco» (attività di sostegno e assistenza agli anziani – Tel 011-9310950011-9310950)

«Ore serene» (attività ricreativo-formativa per anziani): venerdì ore 15-17

Gruppo pulizie della chiesa e dei locali: mercoledì ore 9-10.30

Gruppo lavori e manutenzione: martedì ore 14-16

 

Gruppi a servizio della Liturgia

Rosario per i defunti

Ministri Straordinari della Comunione

Lettori della parola di Dio

Ministri della Parola ai fanciulli (Messa serale)

Corodiciotto per la Messa serale (prove: sabato dalle ore 17)

Corodiecietrenta per la Messa mattutina (prove: venerdì dalle ore 21)

Arte floreale per la liturgia

Sabato 14 aprile: RITIRO GENITORI PRIME COMUNIONI E CRESIME - dalle ore 15

Ultimo aggiornamento (Venerdì 27 Maggio 2016 06:13)

 

E' il Signore !

Paolo Curtaz (tratto da www.TiraccontolaParola.it)

Sul lago
In questo anno dedicato alla misericordia, in cui papa Francesco chiede all’intera Chiesa di fuggire le immagini deformanti e demoniache che abbiamo di Dio siamo invitati a meditare diverse pagine dei vangeli.
La parabola del buon samaritano, o del padre misericordioso, quella del buon pastore, ad esempio.
Ma il vangelo di questa domenica di Pasqua rivela più di ogni altro cosa intendiamo quando parliamo di misericordia.
Perché Gesù risorto esprime definitivamente e senza possibilità di equivoci chi è Dio.
E chi è lui.
E per farlo prende un altro didimo, un altro gemello, un altro discepolo che ci assomiglia: Pietro.
Lui chiamato ad essere primo fra i fratelli. E che, invece, dopo la resurrezione si ritrova ad essere ultimo. Sì, certo, Gesù è risorto. Ma il suo cuore è ancora chiuso nel sepolcro.
Pietro non è ancora riuscito a perdonarsi.
E Gesù lo raggiunge alla fine della sua infinita tristezza.
Manifestando il suo immenso amore per Pietro. E per noi.

Non fa per me

Gesù è risorto. Ed è apparso ai discepoli; Pietro, insieme a Giovanni, è stato il primo a correre alla tomba, ed è presente al Cenacolo alla sera di Pasqua, diversamente da Tommaso; Luca accenna anche ad una apparizione privata
a Pietro di cui non abbiamo alcuna traccia. Probabilmente non era andata granché bene…Pietro è stato il più presente alle apparizioni del Risorto.
Ma nulla è accaduto, in lui, il suo cuore è rimasto duro e arido.
Gesù è vivo certo, ma non per lui.
Gesù è risorto e glorioso, vivo, ma lui, Pietro, è rimasto in quel cortile.
Pietro crede, certo. Ma la sua fede non riesce a superare il suo fallimento.
È Pasqua, evviva. Ma la mia vita resta sepolta dai miei sbagli o dalla fortuna. Da un lutto o da un dolore, da una malattia o da mille ombre.
È festa per gli altri, non per me.

Spiagge

L’inizio del vangelo di oggi, descrive uno dei più tristi momenti del cristianesimo: Pietro torna a pescare. L’ultima volta, tre anni prima, aveva incontrato sulla riva quel perdigiorno che parlava del Regno di Dio.
Torna a pescare; come a dire: fine dell’avventura, della parentesi mistica, si torna alla dura realtà. Gli altri apostoli – teneri! – lo accompagnano sperando di risollevargli il morale.
E invece nulla, pesca infruttuosa: il sordo dolore di Pietro allontana anche i pesci.
Ma Gesù, come spesso accade, aspetta Pietro alla fine della notte.
Gesù ci aspetta sempre alla fine della notte. Di ogni notte.

Camperisti

Il clima è pesante. Nessuno fiata mentre riassettano le reti.
Un silenzio rotto solo da quel rompiscatole che si avvicina per attaccare bottone e chiede notizie sulla pesca. Nessuno ha voglia di parlare la schiena curva, il capo chino, il cuore asciutto e sanguinante.
Ma questo perditempo insiste, proprio la persona sbagliata al momento sbagliato.
Finché.
«Riprendete il largo e gettate le reti»
Tutti si fermano. Andrea guarda Giovanni che guarda Tommaso che guarda Pietro.
Come scusa? Cos’ha detto? Cosa?
Nessuno fiata, riprendono il largo, gettano le reti dalla parte debole e accade.
Nessuno osa parlare. Ma sanno. Sanno. Sanno.
È lui.

Amami, Pietro

Il silenzio, ora, è gravido.
Gesù si comporta con naturalezza, scherza, ride, mangia con loro.
Poi tenta il tutto per tutto e prende da parte Pietro.
L’ultima volta che si erano visti era stato al sinedrio.
«Mi ami, Simone?»
«Come faccio ad amarti, Rabbì, come oso ancora dirtelo, come faccio?» pensa Pietro.
«Ti voglio bene» risponde Simone.
«Mi ami, Simone?»
«Basta, basta Signore, lo sai che non sono capace, piantala!» pensa Pietro.
«Ti voglio bene» risponde Simone.
«Mi vuoi bene, Simone?»
Pietro tace, ora. È scosso, ancora una volta. È Gesù che abbassa il tiro, è lui che si adegua alle nostre esigenze. Pietro ha un groppo in gola. A Gesù non importa nulla della fragilità di Pietro, né del suo tradimento, non gli importa se non è all’altezza, non gli importa se non sarà capace.
Chiede a Pietro solo di amarlo come riesce.
«Cosa vuoi che ti dica, Maestro? Tu sai tutto, tu mi conosci, sai quanto ti voglio bene»
Sorride, ora, il Signore.
Sorride. Pietro è pronto: saprà aiutare i fratelli poveri ora che ha accettato la sua povertà, sarà un buon Papa.
Sorride il Signore e gli dice:
«Seguimi»...

Ultimo aggiornamento (Domenica 10 Aprile 2016 05:25)

 

Dieci cose da sapere del Giubileo della Misericordia


Dieci domande e dieci risposte da sapere in occasione di questo Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco. Fonte: AgenSir 1.

1. Che cosa è il Giubileo?
È un periodo speciale, conosciuto anche come Anno Santo, durante il quale i fedeli possono ottenere l’indulgenza plenaria dei peccati. Può essere ordinario e straordinario: il primo ricorre a scadenza stabilita, il secondo è indetto in occasioni particolari. Nella bolla di indizione Misericordiae Vultus, Papa Francesco scrive: “Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo straordinario della misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti”.

2. Che cosa è l’indulgenza?
L’indulgenza, si legge nella costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina, è “la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi per quanto riguarda la colpa (per i quali cioè si è già ottenuta l’assoluzione confessandosi). L’indulgenza è una remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministro della Redenzione, con la sua autorità, dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi”. L’indulgenza può essere “parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati”.

3. Come si ottiene l’indulgenza plenaria?
Secondo la costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina, per ottenere l’indulgenza plenaria è necessario eseguire l’opera indulgenziata e adempiere tre condizioni: il sacramento della Riconciliazione, la partecipazione all’Eucaristia e la preghiera secondo le intenzioni del Papa. Le tre condizioni, si precisa, “possono essere adempiute parecchi giorni prima o dopo di aver compiuto l’opera prescritta; tuttavia conviene che la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice siano fatte nello stesso giorno, in cui si compie l’opera”. Nella lettera del 1 settembre 2015, Papa Francesco chiarisce che “per vivere e ottenere l’indulgenza i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione”.

4. Come ottengono l’indulgenza plenaria i malati, gli anziani o coloro che non possono uscire da casa?
A coloro che sono impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, “sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore” e “vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova, ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l’indulgenza giubilare”.

5. Come ottengono l’indulgenza plenaria i carcerati?
I carcerati “nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà”.

6. È possibile ottenere l’indulgenza plenaria attraverso le opere di misericordia? E per i defunti?
Sì. Papa Francesco invita a riscoprire la ricchezza contenuta nelle opere di misericordia corporale e spirituale: “Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare. Di qui l’impegno a vivere della misericordia per ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo per la forza dell’amore del Padre che nessuno esclude. Si tratterà pertanto di un’indulgenza giubilare piena, frutto dell’evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità”. Ai defunti, aggiunge il Papa, “siamo legati per la testimonianza di fede e carità che ci hanno lasciato. Come li ricordiamo nella celebrazione eucaristica, così possiamo, nel grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a sé nella beatitudine che non ha fine”.

7. Quali peccati possono assolvere i sacerdoti durante il Giubileo?
Il Codice di Diritto Canonico annovera un solo peccato la cui assoluzione è riservata al vescovo: l’aborto. In occasione del Giubileo straordinario della misericordia, tuttavia, Papa Francesco ha concesso a tutti i sacerdoti “la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”: “I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza”.

8. Chi sono i missionari della misericordia?
Nominati esclusivamente dal Papa, sono 1.142 sacerdoti ai quali è data facoltà di perdonare i peccati riservati alla Sede Apostolica: la profanazione della Santa Eucaristia, l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento, l’ordinazione di un vescovo senza il mandato del Papa, la violazione del sigillo sacramentale, la violenza fisica contro il Pontefice.

9. Dove si trova il Centro accoglienza dei pellegrini?
In Via della Conciliazione 7. Si tratta di uno spazio dove poter ricevere le informazioni sul programma del Giubileo, registrarsi per il percorso alla Porta Santa, ritirare i biglietti delle diverse celebrazioni in cui è richiesto il biglietto gratuito di accesso, ritirare il Testimonium della partecipazione al Giubileo.

10. Ci sono percorsi per le persone disabili?
Nella Basilica di San Pietro e in altre chiese sono stati allestiti confessionali senza barriere architettoniche, insieme ad altre facilitazioni per le persone sorde. È stato anche predisposto un libro tattile che permette di essere guidati nel pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro.
 

VINCI L’INDIFFERENZA E CONQUISTA LA PACE


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1° GENNAIO 2016 VINCI L’INDIFFERENZA E CONQUISTA LA PACE
Dall’indifferenza alla misericordia: la conversione del cuore

Originale su: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/papa-francesco_20151208_messaggio-xlix-giornata-mondiale-pace-2016.html

1. Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona! All’inizio del nuovo anno, vorrei accompagnare con questo mio profondo convincimento gli auguri di abbondanti benedizioni e di pace, nel segno della speranza, per il futuro di ogni uomo e ogni donna, di ogni famiglia, popolo e nazione del mondo, come pure dei Capi di Stato e di Governo e dei Responsabili delle religioni. Non perdiamo, infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte le donne, che sono chiamati a realizzarlo. Custodire le ragioni della speranza

2. Le guerre e le azioni terroristiche, con le loro tragiche conseguenze, i sequestri di persona, le persecuzioni per motivi etnici o religiosi, le prevaricazioni, hanno segnato dall’inizio alla fine lo scorso anno moltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una “terza guerra mondiale a pezzi”. Ma alcuni avvenimenti degli anni passati e dell’anno appena trascorso mi invitano, nella prospettiva del nuovo anno, a rinnovare l’esortazione a non perdere la speranza nella capacità dell’uomo, con la grazia di Dio, di superare il male e a non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Gli avvenimenti a cui mi riferisco rappresentano la capacità dell’umanità di operare nella solidarietà, al di là degli interessi individualistici, dell’apatia e dell’indifferenza rispetto alle situazioni critiche. Tra questi vorrei ricordare lo sforzo fatto per favorire l’incontro dei leader mondiali, nell’ambito della COP 21, al fine di cercare nuove vie per affrontare i cambiamenti climatici e salvaguardare il benessere della Terra, la nostra casa comune. E questo rinvia a due precedenti eventi di livello globale: il Summit di Addis Abeba per raccogliere fondi per lo sviluppo sostenibile del mondo; e l’adozione, da parte delle Nazioni Unite,dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, finalizzata ad assicurare un’esistenza più dignitosa a tutti, soprattutto alle popolazioni povere del pianeta, entro quell’anno. Il 2015 è stato un anno speciale per la Chiesa, anche perché ha segnato il 50° anniversario della pubblicazione di due documenti del Concilio Vaticano II che esprimono in maniera molto eloquente il senso di solidarietà della Chiesa con il mondo. Papa Giovanni XXIII, all’inizio del Concilio, volle spalancare le finestre della Chiesa affinché tra essa e il mondo fosse più aperta la comunicazione. I due documenti, Nostra aetate e Gaudium et spes, sono espressioni emblematiche della nuova relazione di dialogo, solidarietà e accompagnamento che la Chiesa intendeva introdurre all’interno dell’umanità. Nella Dichiarazione Nostra aetate la Chiesa è stata chiamata ad aprirsi al dialogo con le espressioni religiose non cristiane. Nella Costituzione pastorale Gaudium et spes, dal momento che «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo» [1], la Chiesa desiderava instaurare un dialogo con la famiglia umana circa i problemi del mondo, come segno di solidarietà e di rispettoso affetto [2].
In questa medesima prospettiva, con il Giubileo della Misericordia voglio invitare la Chiesa a pregare e lavorare perché ogni cristiano possa maturare un cuore umile e compassionevole, capace di annunciare e testimoniare la misericordia, di «perdonare e di donare», di aprirsi «a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica», senza cadere «nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge» [3]. Ci sono molteplici ragioni per credere nella capacità dell’umanità di agire insieme in solidarietà, nel riconoscimento della propria interconnessione e interdipendenza, avendo a cuore i membri più fragili e la salvaguardia del bene comune. Questo atteggiamento di corresponsabilità solidale è alla radice della vocazione fondamentale alla fratellanza e alla vita comune. La dignità e le relazioni interpersonali ci costituiscono in quanto esseri umani, voluti da Dio a sua immagine e somiglianza. Come creature dotate di inalienabile dignità noi esistiamo in relazione con i nostri fratelli e sorelle, nei confronti dei quali abbiamo una responsabilità e con i quali agiamo in solidarietà. Al di fuori di questa relazione, ci si troverebbe ad essere meno umani. E’ proprio per questo che l’indifferenza costituisce una minaccia per la famiglia umana. Mentre ci incamminiamo verso un nuovo anno, vorrei invitare tutti a riconoscere questo fatto, per vincere l’indifferenza e conquistare la pace.

Alcune forme di indifferenza

3. Certo è che l’atteggiamento dell’indifferente, di chi chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui, caratterizza una tipologia umana piuttosto diffusa e presente in ogni epoca della storia. Tuttavia, ai nostri giorni esso ha superato decisamente l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre il fenomeno della “globalizzazione dell’indifferenza”. La prima forma di indifferenza nella società umana è quella verso Dio, dalla quale scaturisce anche l’indifferenza verso il prossimo e verso il creato. L’uomo pensa di essere l’autore di sé stesso, della propria vita e della società; egli si sente autosufficiente e mira non solo a sostituirsi a Dio, ma a farne completamente a meno; di conseguenza, pensa di non dovere niente a nessuno, eccetto che a sé stesso, e pretende di avere solo diritti. L’indifferenza nei confronti del prossimo assume diversi volti. C’è chi è ben informato, ascolta la radio, legge i giornali o assiste a programmi televisivi, ma lo fa in maniera tiepida, quasi in una condizione di assuefazione: queste persone conoscono vagamente i drammi che affliggono l’umanità ma non si sentono coinvolte, non vivono la compassione. Questo è l’atteggiamento di chi sa, ma tiene lo sguardo, il pensiero e l’azione rivolti a sé stesso. Purtroppo dobbiamo constatare che l’aumento delle informazioni, proprio del nostro tempo, non significa di per sé aumento di attenzione ai problemi, se non è accompagnato da un’apertura delle coscienze in senso solidale. In altri casi, l’indifferenza si manifesta come mancanza di attenzione verso la realtà circostante, specialmente quella più lontana. Alcune persone preferiscono non cercare, non informarsi e vivono il loro benessere e la loro comodità sorde al grido di dolore dell’umanità sofferente. Quasi senza accorgercene, siamo diventati incapaci di provare compassione per gli altri, per i loro drammi, non ci interessa curarci di loro, come se ciò che accade ad essi fosse una responsabilità estranea a noi, che non ci compete. «Quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… Allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene» Vivendo in una casa comune, non possiamo non interrogarci sul suo stato di salute, come ho cercato di fare nella Laudato si’. L’inquinamento delle acque e dell’aria, lo sfruttamento indiscriminato delle foreste, la distruzione dell’ambiente, sono sovente frutto dell’indifferenza dell’uomo verso gli altri, perché tutto è in relazione. L’indifferenza provoca soprattutto chiusura e disimpegno, e così finisce per contribuire all’assenza di pace con Dio, con il prossimo e con il creato.

La pace minacciata dall’indifferenza globalizzata

4. L’indifferenza verso Dio supera la sfera intima e spirituale della singola persona ed investe la sfera pubblica e sociale. L’oblio e la negazione di Dio, che inducono l’uomo a non riconoscere più alcuna norma al di sopra di sé e a prendere come norma soltanto sé stesso, hanno prodotto crudeltà e violenza senza misura. A livello individuale e comunitario l’indifferenza verso il prossimo, figlia di quella verso Dio, assume l’aspetto dell’inerzia e del disimpegno, che alimentano il perdurare di situazioni di ingiustizia e grave squilibrio sociale. In questo senso l’indifferenza, e il disimpegno che ne consegue, costituiscono una grave mancanza al dovere che ogni persona ha di contribuire, nella misura delle sue capacità e del ruolo che riveste nella società, al bene comune, in particolare alla pace, che è uno dei beni più preziosi dell’umanità. Quando poi investe il livello istituzionale, l’indifferenza nei confronti dell’altro, della sua dignità, dei suoi diritti fondamentali e della sua libertà, unita a una cultura improntata al profitto e all’edonismo, favorisce e talvolta giustifica azioni e politiche che finiscono per costituire minacce alla pace. Non di rado, infatti, i progetti economici e politici degli uomini hanno come fine la conquista o il mantenimento del potere e delle ricchezze, anche a costo di calpestare i diritti e le esigenze fondamentali degli altri. Quando le popolazioni vedono negati i propri diritti elementari, quali il cibo, l’acqua, l’assistenza sanitaria o il lavoro, esse sono tentate di procurarseli con la forza. Quante guerre sono state condotte e quante ancora saranno combattute a causa della mancanza di risorse o per rispondere all’insaziabile richiesta di risorse naturali?

Dall’indifferenza alla misericordia: la conversione del cuore

5. Quando, un anno fa, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace “Non più schiavi, ma fratelli”, evocavo la prima icona biblica della fraternità umana, quella di Caino e Abele (cfr Gen 4,1-16), era per attirare l’attenzione su come è stata tradita questa prima fraternità. Dio interviene, allora, per chiamare l’uomo alla responsabilità nei confronti del suo simile, proprio come fece quando Adamo ed Eva, i primi genitori, ruppero la comunione con il Creatore. «Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”. Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!”» (Gen 4,9-10). Dio, dunque, si rivela, fin dagli inizi dell’umanità come Colui che si interessa alla sorte dell’uomo. La misericordia è il cuore di Dio. Perciò dev’essere anche il cuore di tutti coloro che si riconoscono membri dell’unica grande famiglia dei suoi figli; un cuore che batte forte dovunque la dignità umana – riflesso del volto di Dio nelle sue creature – sia in gioco. Gesù ci avverte: l’amore per gli altri – gli stranieri, i malati, i prigionieri, i senza fissa dimora, perfino i nemici – è l’unità di misura di Dio per giudicare le nostre azioni. Da ciò dipende il nostro destino eterno. Non c’è da stupirsi che l’apostolo Paolo inviti i cristiani di Roma a gioire con coloro che gioiscono e a piangere con coloro che piangono (cfr Rm 12,15), o che raccomandi a quelli di Corinto di organizzare collette in segno di solidarietà con i membri sofferenti della Chiesa (cfr 1 Cor 16,2- 3).
E san Giovanni scrive: «Se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?» (1 Gv 3,17; cfr Gc 2,15-16). Ecco perché «è determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre. La prima verità della Chiesa è l’amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre.
Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia». Così, anche noi siamo chiamati a fare dell’amore, della compassione, della misericordia e della solidarietà un vero programma di vita, uno stile di comportamento nelle nostre relazioni gli uni con gli altri. Ciò richiede la conversione del cuore: che cioè la grazia di Dio trasformi il nostro cuore di pietra in un cuore di carne (cfr Ez 36,26), capace di aprirsi agli altri con autentica solidarietà. Questa, infatti, è molto più che un «sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane». La solidarietà «è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti», perché la compassione scaturisce dalla fraternità. Così compresa, la solidarietà costituisce l’atteggiamento morale e sociale che meglio risponde alla presa di coscienza delle piaghe del nostro tempo e dell’innegabile inter-dipendenza che sempre più esiste, specialmente in un mondo globalizzato, tra la vita del singolo e della sua comunità in un determinato luogo e quella di altri uomini e donne nel resto del mondo.

Promuovere una cultura di solidarietà e misericordia per vincere l’indifferenza

6. La solidarietà come virtù morale e atteggiamento sociale, frutto della conversione personale, esige un impegno da parte di una molteplicità di soggetti, che hanno responsabilità di carattere educativo e formativo.
Il mio primo pensiero va alle famiglie, chiamate ad una missione educativa primaria ed imprescindibile. Esse costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro. Esse sono anche l’ambito privilegiato per la trasmissione della fede, cominciando da quei primi semplici gesti di devozione che le madri insegnano ai figli. Per quanto riguarda gli educatori e i formatori che, nella scuola o nei diversi centri di aggregazione infantile e giovanile, hanno l’impegnativo compito di educare i bambini e i giovani, sono chiamati ad essere consapevoli che la loro responsabilità riguarda le dimensioni morale, spirituale e sociale della persona. I valori della libertà, del rispetto reciproco e della solidarietà possono essere trasmessi fin dalla più tenera età. Rivolgendosi ai responsabili delle istituzioni che hanno compiti educativi, Benedetto XVI affermava: «Ogni ambiente educativo possa essere luogo di apertura al trascendente e agli altri; luogo di dialogo, di coesione e di ascolto, in cui il giovane si senta valorizzato nelle proprie potenzialità e ricchezze interiori, e impari ad apprezzare i fratelli. Possa insegnare a gustare la gioia che scaturisce dal vivere giorno per giorno la carità e la compassione verso il prossimo e dal partecipare attivamente alla costruzione di una società più umana e fraterna».

La pace: frutto di una cultura di solidarietà, misericordia e compassione

7. Consapevoli della minaccia di una globalizzazione dell’indifferenza, non possiamo non riconoscere che, nello scenario sopra descritto, si inseriscono anche numerose iniziative ed azioni positive che testimoniano la compassione, la misericordia e la solidarietà di cui l’uomo è capace. Vorrei ricordare alcuni esempi di impegno lodevole, che dimostrano come ciascuno possa vincere l’indifferenza quando sceglie di non distogliere lo sguardo dal suo prossimo, e che costituiscono buone pratiche nel cammino verso una società più umana. Ci sono tante organizzazioni non governative e gruppi caritativi, all’interno della Chiesa e fuori di essa, i cui membri, in occasione di epidemie, calamità o conflitti armati, affrontano fatiche e pericoli per curare i feriti e gli ammalati e per seppellire i defunti. Accanto ad essi, vorrei menzionare le persone e le associazioni che portano soccorso ai migranti che attraversano deserti e solcano mari alla ricerca di migliori condizioni di vita.
Queste azioni sono opere di misericordia corporale e spirituale, sulle quali saremo giudicati al termine della nostra vita. Il mio pensiero va anche ai giornalisti e fotografi che informano l’opinione pubblica sulle situazioni difficili che interpellano le coscienze, e a coloro che si impegnano per la difesa dei diritti umani, in particolare quelli delle minoranze etniche e religiose, dei popoli indigeni, delle donne e dei bambini, e di tutti coloro che vivono in condizioni di maggiore vulnerabilità. Tra loro ci sono anche tanti sacerdoti e missionari che, come buoni pastori, restano accanto ai loro fedeli e li sostengono nonostante i pericoli e i disagi, in particolare durante i conflitti armati. Quante famiglie, poi, in mezzo a tante difficoltà lavorative e sociali, si impegnano concretamente per educare i loro figli “controcorrente”, a prezzo di tanti sacrifici, ai valori della solidarietà, della compassione e della fraternità! Quante famiglie aprono i loro cuori e le loro case a chi è nel bisogno, Infine, vorrei menzionare i giovani che si uniscono per realizzare progetti di solidarietà, e tutti coloro che aprono le loro mani per aiutare il prossimo bisognoso nelle proprie città, nel proprio Paese o in altre regioni del mondo. Voglio ringraziare e incoraggiare tutti coloro che si impegnano in azioni di questo genere, anche se non vengono pubblicizzate: la loro fame e sete di giustizia sarà saziata, la loro misericordia farà loro trovare misericordia e, in quanto operatori di pace, saranno chiamati figli di Dio (cfr Mt 5,6-9).

La pace nel segno del Giubileo della Misericordia

8. Nello spirito del Giubileo della Misericordia, ciascuno è chiamato a riconoscere come l’indifferenza si manifesta nella propria vita e ad adottare un impegno concreto per contribuire a migliorare la realtà in cui vive, a partire dalla propria famiglia, dal vicinato o dall’ambiente di lavoro. Anche gli Stati sono chiamati a gesti concreti, ad atti di coraggio nei confronti delle persone più fragili delle loro società, come i prigionieri, i migranti, i disoccupati e i malati. Per quanto concerne i detenuti, in molti casi appare urgente adottare misure concrete per migliorare le loro condizioni di vita nelle carceri, accordando un’attenzione speciale a coloro che sono privati della libertà in attesa di giudizio Desidero, inoltre, in quest’Anno giubilare, formulare un pressante appello ai responsabili degli Stati a compiere gesti concreti in favore dei nostri fratelli e sorelle che soffrono per la mancanza di lavoro, terra e tetto. Penso alla creazione di posti di lavoro dignitoso per contrastare la piaga sociale della disoccupazione, che investe un gran numero di famiglie e di giovani ed ha conseguenze gravissime sulla tenuta dell’intera società.
La mancanza di lavoro intacca pesantemente il senso di dignità e di speranza, e può essere compensata solo parzialmente dai sussidi, pur necessari, destinati ai disoccupati e alle loro famiglie. Un’attenzione speciale dovrebbe essere dedicata alle donne – purtroppo ancora discriminate in campo lavorativo – e ad alcune categorie di lavoratori, le cui condizioni sono precarie o pericolose e le cui retribuzioni non sono adeguate all’importanza della loro missione sociale. Infine, vorrei invitare a compiere azioni efficaci per migliorare le condizioni di vita dei malati, garantendo a tutti l’accesso alle cure mediche e ai farmaci indispensabili per la vita, compresa la possibilità di cure domiciliari. Volgendo lo sguardo al di là dei propri confini, i responsabili degli Stati sono anche chiamati a rinnovare le loro relazioni con gli altri popoli, permettendo a tutti una effettiva partecipazione e inclusione alla vita della comunità internazionale, affinché si realizzi la fraternità anche all’interno della famiglia delle nazioni. In questa prospettiva, desidero rivolgere un triplice appello ad astenersi dal trascinare gli altri popoli in conflitti o guerre che ne distruggono non solo le ricchezze materiali, culturali e sociali, ma anche – e per lungo tempo – l’integrità morale e spirituale; alla cancellazione o alla gestione sostenibile del debito internazionale degli Stati più poveri; all’adozione di politiche di cooperazione che, anziché piegarsi alla dittatura di alcune ideologie, siano rispettose dei valori delle popolazioni locali e che, in ogni caso, non siano lesive del diritto fondamentale ed inalienabile dei nascituri alla vita. Affido queste riflessioni, insieme con i migliori auspici per il nuovo anno, all’intercessione di Maria Santissima, Madre premurosa per i bisogni dell’umanità, affinché ci ottenga dal suo Figlio Gesù, Principe della Pace, l’esaudimento delle nostre suppliche e la benedizione del nostro impegno quotidiano per un mondo fraterno e solidale.

Dal Vaticano, 8 dicembre 2015 - Solennità dell’Immacolata Concezione Beata Vergine Maria - Apertura del Giubileo Straordinario della Misericordia - FRANCISCUS

Ultimo aggiornamento (Martedì 26 Gennaio 2016 19:26)

 

Preghiera del Giubileo



PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER
IL GIUBILEO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA


Signore Gesù Cristo,
tu ci hai insegnato a essere misericordiosi
come il Padre celeste,
e ci hai detto che chi vede te vede Lui.
Mostraci il tuo volto e saremo salvi.

Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro;
l’adultera e la Maddalena dal porre
la felicità solo in una creatura;
fece piangere Pietro dopo il tradimento,
e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.

Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a
sé la parola che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!

Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,
del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la
misericordia: fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te,
suo Signore, risorto e nella gloria.

Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza
per sentire giusta compassione per quelli che sono
nell’ignoranza e nell’errore: fa’ che
chiunque si accosti a uno di loro
si senta atteso, amato e perdonato
da Dio.

Manda il tuo Spirito e consacraci
tutti con la sua unzione
perché il Giubileo della Misericordia
sia un anno di grazia del Signore e
la tua Chiesa con rinnovato entusiasmo
possa portare ai poveri
il lieto messaggio
proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire
la vista.

Lo chiediamo per intercessione
di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni
con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.  

Amen

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Il Vescovo  Cesare ha aperto domenica 13 alle 15,30 , in Cattedrale, la Porta  Santa del Giubileo  ed ha invitato tutte le UP a vivere questo pellegrinaggio. La nostra Zona è invitata domenica 3 aprile 2016


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Don Paolo Tomatis

Logo giubileo MisericordiaLa nostra indulgenza è Cristo. Nella bolla di indizione del Giubileo scritta da papa Francesco, l’indulgenza arriva al fondo, e non a  caso. È come un invito a valorizzare  questa  grazia  speciale,  ma  pure a relativizzarla rispetto a ciò  che  viene  prima  (il  dono  dei  sacramenti,  la  Quaresima  come  tempo di conversione, le opere di  misericordia…)  e  a  ciò  che  veramente conta: l’incontro con Colui  che è la sorgente di ogni dono di  misericordia, il Padre per mezzo di Gesù Cristo e dello Spirito.

Sarebbe dunque errato pensare dal punto di vista teologico all’Eucaristia e  alla Penitenza come condizioni per ottenere l’indulgenza: in questo speciale dono di grazia non c’è un di più rispetto alla grazia sacramentale, non  c’è qualcosa che si aggiunge alla comunione con Cristo e al dono dello Spirito  santo,  ma  un  approfondimento  di  quel  dono  di  grazia  che  proviene  proprio dai sacramenti della Chiesa e in essi trova la sua più piena espressione personale e comunitaria. Ma  ascoltiamo  papa  Francesco,  che  presenta  il  dono  speciale  dell’indulgenza: «Il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce confini. […] Dio  è sempre disponibile al perdono e non si stanca mai di offrirlo in maniera  sempre  nuova  e  inaspettata.  Noi  tutti,  tuttavia,  facciamo  esperienza  del  peccato. Sappiamo di essere chiamati alla perfezione, ma sentiamo forte il  peso  del  peccato. 

Mentre  percepiamo  la  potenza  della  grazia  che  ci  trasforma, sperimentiamo anche la forza del peccato che ci condiziona. Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la  conseguenza dei nostri peccati. Nel sacramento della Riconciliazione Dio  perdona i peccati, che sono davvero cancellati; eppure, l’impronta negativa  che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri  rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il  peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che  ricadere nel peccato» (22). L’attenzione, come si può ben notare, è tutta sull’al di qua: non si tratta  tanto di uno speciale sconto da acquistare per l’al di là (in gergo si parla di  “lucrare”, come si trattasse di un guadagno da ottenere anche con mezzi  illeciti), ma di una speciale purificazione per l’al di qua, perché la misericordia di Dio sia come «la rugiada del mattino, per una feconda storia da  costruire con l’impegno di tutti nel prossimo futuro» (5).

Con ciò non si nega l’estensione dell’indulgenza misericordiosa del Padre  alla vita ultraterrena, nostra e dei nostri defunti: «La Chiesa vive la comunione dei Santi. Nell’Eucaristia questa comunione, che è dono di Dio, si attua come unione  spirituale che lega noi credenti con i Santi e i Beati il cui numero è incalcolabile (cfr. Ap 7,4). La loro santità viene in aiuto alla nostra fragilità, e così  la Madre Chiesa è capace con la sua preghiera e la sua vita di venire incontro  alla debolezza di alcuni con la santità di altri. […] Indulgenza è sperimentare la santità della Chiesa che partecipa a tutti i benefici della redenzione di Cristo, perché il perdono sia esteso fino alle estreme conseguenze  a cui giunge l’amore di Dio» (22).  Finalmente la prospettiva con cui il papa  – e la Chiesa tutta – guarda all’indulgenza cosiddetta  plenaria  è  quella  di  una  grande  tenerezza  che  riempie  il  cuore  e  consola:  «È mio desiderio, infatti, che il Giubileo sia  esperienza  viva  della  vicinanza  del  Padre,  quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza, perché la fede di ogni credente si rinvigorisca  e  così  la  testimonianza  diventi  sempre più efficace».

Indulgenza: dove e come Nella  Chiesa,  saggiamente,  vi  sono  alcune  proposte che non sono ritenute obbligatorie,  ma valgono per coloro che lo desiderano e ne avvertono l’utilità: così è per  l’accoglienza delle apparizioni riconosciute dalla Chiesa; così è per le espressioni  migliori  della  religiosità  popolare  (processioni,  pellegrinaggi),  fortemente raccomandate ma mai prescritte. Così è per il tesoro dell’indulgenza: si  tratta di un tesoro di grazia che riguarda la cosiddetta “remissione delle pene  temporali” per i peccati già rimessi. Le condizioni per ottenere l’indulgenza,  precisate  dalla  Penitenzieria  Apostolica in  occasione  del  Giubileo  del  2000,  sono le seguenti: presentarsi in uno “stato di grazia”, in una disposizione interiore  di  completo  distacco  dal  peccato;  essere  confessati  e  comunicati,  il  giorno stesso oppure entro alcuni giorni; pregare per le intenzioni del santo  Padre (con parole proprie o con il Padre Nostro e l’Ave Maria).

Lasciamo da  parte le sottili questioni teologiche riguardo a cosa si debba intendere precisamente per “pene temporali” e “stato di grazia”: ci limitiamo ad osservare  come l’attenzione di papa Francesco si posi non tanto sulle pene temporali  dell’al  di  là,  quanto sulle contraddizioni che  sono conseguenza  del  peccato,  sull’impronta  negativa  che  i  peccati  hanno  lasciato  nel  cuore.  L’indulgenza,  sembra dire il papa, è un aiuto e una occasione per vivere più in profondità  l’esperienza della misericordia in questa vita. In una lettera inviata come “vademecum” giubilare al Pontificio Consiglio per  la  Promozione  della  Nuova  Evangelizzazione,  si  esamina  nel  dettaglio,  con  qualche elemento di grande respiro, come i credenti possono vivere «la genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il  volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso».

Nella nota si ricordano le condizioni grazie alle quali i fedeli possono ottenere  l’indulgenza: anzitutto attraverso il pellegrinaggio alla porta santa della cattedrale e delle chiese stabilite dal Vescovo (per la nostra Diocesi, la “porta della  carità e dei poveri” al Cottolengo, oltre a quella della Cattedrale). «È importante»,  osserva il  papa,  «che  questo momento sia unito, anzitutto, al  Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una  riflessione sulla misericordia. Sarà necessario accompagnare queste celebrazioni con la professione di fede e con la preghiera per me e per le intenzioni  che porto nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero». Riassumendo,  dunque, si tratta di compiere un gesto non isolato, ma accordato ai grandi gesti  più ordinari del sacramento della Penitenza, dell’Eucaristia, dell’ascolto di una  riflessione sulla misericordia, della professione di fede e della preghiera per il  papa e le sue intenzioni. L’indulgenza giubilare, infine, è estesa alla pratica di  una delle opere di misericordia corporale e spirituale: «ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare».

Per quanti  sono impossibilitati a muoversi a causa della salute, l’indulgenza  non è esclusa: «vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova,  ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria,  anche  attraverso  i  vari  mezzi  di  comunicazione,  sarà  per  loro  il  modo di ottenere l’indulgenza giubilare». Ai carcerati, poi, va un pensiero speciale di attenzione e affetto: «nelle cappelle  delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per  la porta della  loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa  questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare  le sbarre in esperienza di libertà».

L’indulgenza giubilare, infine, può essere ottenuta anche per quanti sono defunti: «come li ricordiamo nella celebrazione eucaristica, così possiamo, nel  grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto  misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a  sé nella beatitudine che non ha fine». don Paolo Tomatis Alla Madre della Misericordia Il pensiero ora si volge alla Madre della Misericordia. La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno  Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza  di Dio. Nessuno come Maria ha  conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto  nella sua vita è stato plasmato  dalla presenza della misericordia fatta carne. La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel  santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo  amore. Scelta per essere la Madre del  Figlio di Dio, Maria è stata da  sempre preparata dall’amore  del Padre per essere Arca  dell’Alleanza tra Dio e gli uomini. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù. Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende «di generazione in generazione» (Lc 1,50). Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche  della Vergine Maria.

Questo ci sarà di conforto e di sostegno mentre attraverseremo la Porta Santa per sperimentare i frutti della misericordia divina. Presso la croce, Maria insieme a Giovanni, il discepolo dell’amore, è testimone  delle parole di perdono che escono dalle labbra di Gesù. Il perdono supremo  offerto a chi lo ha crocifisso ci mostra fin dove può arrivare la misericordia di  Dio. Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno.

Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di  rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù.
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 14 Dicembre 2015 08:00)

 

Una storia edificante...


Un uomo di 70 anni viaggiava in treno, al suo fianco c'era un giovane studente universitario, che leggeva un libro di scienza. L'uomo, invece, leggeva un libro nero. Il giovane si rese conto che era la Bibbia, e che era aperto nel libro di Marco. Senza tante cerimonie, il ragazzo smise di leggere e chiese al vecchio:

- "Crede ancora in questo libro pieno di favole e superstizioni?"
- "Sì!"
- "Ma non è un libro di credenze, è la Parola di Dio. Mi sbaglio?"
- "Certo che no, non si sbaglia!"
- "Bhè, mi permetta ma penso che lei dovrebbe proprio studiare la storia generale. Scoprirà che la Rivoluzione Francese, che si è verificata più di 100 anni fa, ha mostrato la miopia della religione. Solo le persone ignoranti credono ancora che Dio creò il mondo in sei giorni. Lei deve sapere un po' di più su ciò che gli scienziati dicono in proposito."
- "Davvero? E cosa dicono gli scienziati sulla Bibbia?"
- "Beh, disse lo studente, devo scendere alla prossima stazione, ma mi lasci il suo biglietto da visita, e le invierò il materiale per posta."

Così il vecchio aprì lentamente il taschino, e gli dette il suo biglietto da visita.

Quando il giovane lesse ciò che era scritto, uscì mortificato, con la testa giù. Nel biglietto era scritto:

Louis Pasteur
Direttore del'Istituto di Ricerca Scientifica della Ecole Normale de Paris

Ultimo aggiornamento (Martedì 24 Novembre 2015 15:40)

 
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